| Sotto la Lente - equity report |
21 novembre '08 (*) |
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L’economia mondiale sotto gli effetti della recessione e della deflazione
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Lo S&P 500 perfora i minimi del 2002: si torna sui valori del
1996
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Gli indici europei reagiscono timidamente dai minimi di ottobre |
| QUADRO MACROECONOMICO |
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La nuova parola emersa in settimana è deflazione. Il rilascio negli
USA dei dati sull’inflazione ha evidenziato un rallentamento della dinamica dei prezzi inimmaginabile solo alcuni mesi fa: se da un lato rimangono ancora positive le letture su base annuale, quelle su base mensile sono invece negative e inattese. Ed è la componente energetica che ha fatto la differenza, crollando in modo netto. Infatti, i prezzi alla produzione (PPI) sono scesi in ottobre a -2,8% su base mensile, molto al di sotto del -0,4% precedente e soprattutto del -1,2% atteso. Su base annua il PPI è sceso al 5,2% dal +8,7% precedente. L’indice dei prezzi al consumo (CPI) è sceso in ottobre più del previsto, segnando -1,0% mese su mese, contro lo 0,0% precedente e l’atteso -0,5%. Su base annua il CPI è sceso al 3,7% contro il 4,9% precedente ed il 4,3% atteso. Ma i dati negativi non finiscono qui. L’indice anticipatore è sceso del - 0,8% in ottobre rispetto al +0,1% rivisto di settembre e al -0,5% atteso. L’indice Fed di Philadelphia, che misura l’attività economica, è crollato in novembre attestandosi a -39,3 punti dai -37,5 di ottobre, risultando peggiore anche delle attese (-35 punti). Ma anche le domande settimanali di nuovi sussidi di disoccupazione mostrano segnali preoccupanti essendo cresciute ai massimi da 16 anni. Unici elemanti positivi giungono dalla produzione industriale che in ottobre ha sorpreso gli operatori registrando un incremento del +1,3%, molto superiore sia al dato precedente sia al dato atteso; ma su base annua si registra un calo comunque consistente del -4,1%. La produzione manifatturiera è salita dello 0,6% con un calo tendenziale del -5,3%. Quest’ultimo dato trova parziale conferma nell'indice Empire State, che misura lo stato di salute del settore manifatturiero, che è sceso in novembre di -25,43 punti, peggio di ottobre, ma leggermente migliore delle aspettative. Nella riunione del G-20 si è stabilito che l’economia dovrà essere sostenuta mediante un piano d’azione specifico, alla base di una riforma finanziaria più profonda che risani la situazione attuale e scongiuri effetti analoghi in futuro, basata su alcuni principi comuni. Bernanke ha affermato che si incominciano a vedere i primi effetti positivi sul mercato del credito, nonostante rischi elevati e spread sui tassi ancora lontani dalla normalità. A livello societario l’attenzione è concentrata sul settore dell’auto, che sta chiedendo aiuti e sussidi sia negli USA, sia in Europa. Ma le modalità di sostegno non sono condivise: c’è chi sostiene che l’intervento debba essere immediato (Obama), chi invece ritiene che i piani di salvataggio non debbano essere la panacea di tutti i mali (Paulson, Bernanke, Merckel, ecc.). Si teme che gli aiuti alle aziende automobilistiche USA possano danneggiare di contro quelle europee. Esistono poi anche effetti discorsivi come la questione Opel, che richiede aiuti al governo tedesco, ma è controllata al 100% da GM che richiede sussidi al governo statunitense.
Nell’Area Euro si conferma il rallentamento dell’inflazione, con il PPI tedesco che è passato in ottobre dal +8,3% al +7,8% su base tendenziale, registrando una variazione nulla su base mensile. Ma emerge il dato relativo al PMI flash di novembre, che è sceso in modo notevole in tutte le sue componenti, registrando per ciascuna nuovi minimi di periodo, con cali peggiori delle attese: in particolare il PMI manifatturiero è sceso a 36,2 punti dai 45,8 precedenti, il PMI servizi è sceso a 43,3 dai precedenti 45,8 punti, il PMI Composito è sceso a 39,7 punti doppo i 43,6 di ottobre. Ancora, in Francia le spese per consumi (familiari) sono rallentate in ottobre, segnando un calo mensile dello 0,4%. Su base annua il dato ha mostrato ancora una crescita di + 0,7%. La
Gran Bretagna si allinea ai dati statunitensi ed europei, con l’indice dei prezzi al consumo in calo del -0,3% in ottobre, pari ad un calo annuo dal +5,2% al +4,5%, il maggior rallentamento dall’aprile 1992. Rallentano anche le vendite al dettaglio, ancora positive su base annua, ma negative su base mensile.L’effetto della crisi si sta intanto allargando: da segnalare che la Banca Nazionale
Svizzera ha già effettuato un nuovo taglio dei tassi, di ben 100 punti base, che riduce il margine a 0,5%-1%. Alla base della decisione il peggioramento delle condizioni economiche e la previsione di un'inflazione sotto il 2% alla fine dell'anno. Infine un aggiornamento sulla crisi
dell’Islanda che è sintetizzabile in due dati macroeconomici: il crollo del Pil al -8,3% e l’impennata dell’inflazione al +14%, nel 2009. Le richieste di aiuto sono state accolte sia dal FMI, sia dai Paesi scandinavi. Il FMI stanzierà 10,2 mld di usd, di cui 827 milioni utilizzabili subito. Finlandia, Svezia, Norvegia e Danimarca forniranno ulteriori aiuti nell’ordine di 2,5 mld di euro |
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Descrizione |
Data |
Precedente |
Atteso |
Effettivo |
| GER |
PPI m/m, ott. |
20/11/2008 |
0,3% |
-0,5% |
0,0% |
| EUR |
PMI composito (flash), nov. |
21/11/2008 |
43,6 |
43,0 |
39,7 |
| EUR |
PMI manifatturiero (flash), nov. |
21/11/2008 |
41,1 |
40,5 |
36,2 |
| EUR |
PMI servizi (flash), nov. |
21/11/2008 |
45,8 |
45,0 |
43,3 |
| GB |
CPI a/a, ott. |
18/11/2008 |
5,2% |
4,8% |
4,5% |
| GB |
Vendite al dettaglio m/m, ott. |
20/11/2008 |
-0,4% |
-0,8% |
-0,1% |
| USA |
Indice Empire Manufacturing, nov. |
17/11/2008 |
-24,62 |
-26,10 |
-25,43 |
| USA |
Produzione industriale m/m, ott. |
17/11/2008 |
-3,7% |
-0,2% |
1,3% |
| USA |
PPI m/m, ott. |
18/11/2008 |
-0,4% |
-1,2% |
-2,8% |
| USA |
CPI m/m, ott. |
19/11/2008 |
0,0% |
-0,5% |
-1,0% |
| USA |
Indice anticipatore m/m, ott. |
20/11/2008 |
0,1% |
-0,5% |
-0,8% |
| USA |
Indice Philadelphia Fed, nov. |
20/11/2008 |
-37,5 |
-35,0 |
-39,3 |
| GIA |
PIL, 3T08 |
17/11/2008 |
-0,9% |
0,1% |
-0,1% |
| INDICI USA |
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Si attendeva una settimana di reazioni ed invece si è trasformata in una settimana di bruschi ribassi, con generazione per tutti gli indici (futures) statunitensi di nuovi minimi di periodo, con accelerazioni ben chiare sotto i più recenti livelli di supporto. Alla perdita di 7900 il
Dow Jones future ha accelerato verso 7470, mettendo a fuoco i minimi del marzo 2003 a 7420 (virtualmente già raggiunti) ed i minimi del 2002 a 7180, che sono livelli di importanza storica. I rischi di ribasso sono molto elevati e non si possono escludere flessioni fino a ridosso di tali aree seguite da rimbalzi fisiologici. Analogamente il
Nasdaq future ha perso il sostegno statico a 1160 scendeno fino a 1031, orientato verso i minimi del febbraio 2003 a 938: si tratta dell’indice più lontano dai minimi del 2002 (a 797). Anche in questo caso saranno possibili flessioni verso 938 seguite da prime reazioni. Ma in ogni caso i rischi di ribasso sono molto alti. Le opportunità invece di reazione sono buone nel breve periodo per la vicinanza di livelli importanti, ma solo con la perforazione di resistenze significative si potranno introdurre scenari rialzisti rilevanti. |
| S&P 500 future |
Settimana di fuoco soprattutto per lo S&P 500 future, l’unico che ha perforato i minimi dell’ottobre 2002 (767), scendendo su valori che non si registravano dal 1996 (745). Sarà importante valutare la tenuta o meno di questi livelli, preferibilmente in chiusura settimanale, se non addirittura mensile, perché rivestono un’importanza storica. Da qui la convinzione che il livello sarà riconosciuto per almeno alcuni giorni, ma mancano per ora indicazioni di reazione che possano far propendere per un chiaro rimbalzo. Pertanto si suggerisce di seguire la comparsa di segnali tecnici, cercando di non anticipare il mercato. Innanzi tutto i rischi di ribasso sono area 710 e addirittura 620. Perché invece si aprano chance per rimbalzi i prezzi dovranno ritornare celermente sopra 835 prima e 900 poi, eventualità che riaprirebbe la strada a 1000 e 1100. |

| Mercato |
Trend 1 sett |
Trend 1 mese |
Trend Att. 1 sett |
Trend Att. 1 mese |
Supporto |
Resistenza |
| 1º |
2º |
1º |
2º |
| DOW JONES |
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 |
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7180 |
6700 |
7900 |
8550 |
| NASDAQ |
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938 |
797 |
1160 |
1385 |
| S&P 500 |
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700 |
620 |
835 |
900 |
| INDICI EUROPA |
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La settimana che sta per concludersi è stata caratterizzata da
persistenti debolezze degli indici europei che da un lato hanno scontato i
negativi dati macro relativi all'Eurozona pubblicati nei giorni scorsi, e
dall'altro lato sono stati trascinati al ribasso dalle perdite subite da parte
dei listini Usa, emerse dopo la decisione del tesoro di non comprare più gli
asset tossici delle banche in difficoltà. A livello grafico, il future sul Dax30 ieri ha sfiorato i minimi di ottobre a quota 4030, l'ultimo livello di supporto
valido ritenuto in grado di contrastare la discesa in atto, in favore di
rinnovati rimbalzi che potranno avere come obiettivo di breve zona 4800. La
perdita di 4030 per contro aprirebbe a nuovi spazi di discesa in direzione dei
minimi registrati nel 2004 a 3620. Situazione simile anche per il future europeo
Eurostoxx50 con i prezzi che in seguito alla discesa di ieri hanno perforato
solo marginalmente i recenti minimi messi a punto a ottobre a quota 2170,
proponendo rimbalzi odierni che se dovessero estendersi sopra 2300, creerebbero
i presupposti per recuperi di breve più sostenuti in direzione di 2550. La
perdita di 2170 sarebbe seguita da scivoloni verso 1995. Il Cac40 continua a mantenersi a fatica al di sopra
del supporto offerto, anche in questo caso, dai
minimi di ottobre a 2970, sapendo che solamente rapidi rimbalzi estesi oltre
3085 potranno scongiurare i rischi per diretti affondi verso 2620, in favore di
recuperi in direzione di 3380. Stesso discorso per l'indice elvetico Smi attualmente appoggiato sul supporto in zona 5285, con possibili rimbalzi nei
prossimi giorni in direzione di 5900 che verrebbero innescati in seguito al
superamento di 5485. Sembra più reattivo il Ftse100 che ieri ha tempestivamente
rimbalzato in seguito al preciso test dell'analogo supporto in zona 3700, con la
configurazione di una candela "doji" che lascia presagire recuperi di breve
verso 4250 in prima battuta. Necessarie conferme in tal senso sono da ricercare
sopra 3980. La perdita di 3700 favorirebbe per contro, flessioni in direzione di
3595 e 3250. |
| S&PMib |
Nonostante la debolezza manifestata in settimana, l'eventuale riconoscimento dei
minimi recenti fatti segnare nel mese di ottobre a quota 18550 potrebbe far
innescare rinnovati movimenti di reazione dell'indice, con obiettivo zona 23000,
individuata in prossimità delle resistenze a 23250 opportunamente evidenziate
nel seguente grafico. Necessarie ulteriori conferme alla view rimbalzista verso
i target proposti sono da ricercare al di sopra di 20840, nella consapevolezza
che recuperi fino a 23000 ed eventualmente 25000 avrebbero un'impronta puramente
correttiva senza alcuna complicazione per la struttura di fondo che rimane
impostata al ribasso. Diretti ribassi al di sotto di 18550 aprirebbero per
contro a 17250 in prima battuta, con il rischio di affondi più ampi verso 15000. |

| Mercato |
Trend 1 sett |
Trend 1 mese |
Trend Att. 1 sett |
Trend Att. 1 mese |
Supporto |
Resistenza |
| 1º |
2º |
1º |
2º |
| DAX 30 |
 |
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4030 |
3750 |
4345 |
4635 |
| FTSE 100 |
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 |
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 |
3700 |
3500 |
3985 |
4250 |
| CAC 40 |
 |
 |
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 |
2970 |
2800 |
3085 |
3230 |
| EUROSTOXX 50 |
 |
 |
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 |
2170 |
2000 |
2300 |
2420 |
| S&P-MIB |
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 |
18550 |
17250 |
20850 |
23000 |
| SMI |
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 |
5285 |
5000 |
5485 |
5735 |
| INDICI ASIA-PACIFICO |
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Settimana ricca di dati macro per il Giappone quella appena
conclusa, a partire dalla notizia giunta in giornata, relativa alla decisione
del consiglio direttivo della BoJ che ha deciso all'unanimità di mantenere
invariato il costo del denaro allo 0,30%, dopo il taglio di 20 punti base deciso
nell'ultima riunione. Per quanto riguarda gli altri dati, la bilancia
commerciale ha segnato in settembre un deficit di 63,919 trilioni di yen, contro
un surplus di 999,4 trilioni relativo allo stesso mese dell'anno precedente. In
particolare emerge il crollo delle esportazioni che sono scese del 7,7%, mentre
le importazioni sono salite del 7,4%. L’indice industriale complessivo è sceso
in settembre del -0,1% mese su mese, in linea con le aspettative, cosi come il
leading indicator è sceso in settembre a 9,1 punti dai 10 della stima
preliminare. L'indice coincidente è stato rivisto a 0 punti, mentre quello
differito (lagging index) è stato rivisto a 20 punti. Infine, il Pil del terzo
trimestre ha segnato una contrazione del -0,1%, decretando l’entrata in
recessione tecnica dopo il -0,9% del secondo trimestre. Su base annua la
contrazione è del -0,4%. |
| Nikkei |
E' di fondamentale importanza la reazione che l'indice della borsa
di Tokyo ha messo a segno in finale di settimana, proprio in concomitanza con il
test per la seconda volta del supporto 7600 (minimi del 2003), creando
presupposti per rimbalzi più sostenuti in grado di contrastare il clima di
negatività in atto, in vista di ritorni dei prezzi in direzione di 9600.
Necessarie conferme in tal senso sono in ogni caso da ricercare al di sopra del
prossimo livello di resistenza a 8250. Per contro, veloci rientri al di sotto di
7600 consentirebbero ai prezzi di mettere sotto pressione l'ultimo valido
livello di supporto in corrispondenza dei minimi di ottobre a 6990, con concreti
rischi per ribassi più estesi. |

| Mercato |
Trend 1 sett |
Trend 1 mese |
Trend Att. 1 sett |
Trend Att. 1 mese |
Supporto |
Resistenza |
| 1º |
2º |
1º |
2º |
| NIKKEI |
 |
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 |
7600 |
6995 |
8250 |
9100 |
| HANG SENG |
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 |
10000 |
11000 |
13000 |
14000 |
| STRAIT TIMES |
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1600 |
1500 |
1700 |
1800 |
| TITOLO DELLA SETTIMANA |
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Lottomatica: possibili
rimbalzi all'interno del box laterale |
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L’impostazione grafica del titolo nel lungo periodo è orientata al
ribasso, con il canale in transito a 24,82-13,96 che stabilisce i ritmi e la
velocità della discesa in vigore dal 2006. In questo contesto, dopo il preciso
test, lo scorso mese di ottobre, del limite inferiore del medesimo canale, si
sono avviati tempestivi rimbalzi capaci di trainare i prezzi sopra il livello di
resistenza 17,65, proponendo un ritorno al clima di equilibrio all’interno
dell’ampio box laterale tra 21,75-17,65, in essere dalla scorsa primavera. In
questo contesto, una stabilizzazione dei corsi al di sopra di 17,65 potrebbe
favorire spunti ascendenti in direzione di ambiziosi target di breve-medio
periodo a quota 21,75 (parte alta della suddetta congestione), con possibili
accelerazioni che verrebbero innescate dal superamento della ripida trendline
ribassista transitante a 19,42. Di contro, la perdita i 17,65 aprirebbe zona
13,95. |

(*) report settimanale
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